No ai saldi. Anzi, sì alle “promozionali”. Istituzioni e città in balìa dei (volubili) commercianti
Le associazioni di categoria avevano fatto un quarantotto per ottenere dalla Regione, alla luce della crisi Covid, di spostare in avanti le vendite di fine stagione al 28 gennaio in modo che i genovesi comprassero a dicembre senza aspettare il primo giorno feriale che precede l’Epifania. Ottenuto lo scopo e passato il periodo dello shopping delle strenne, sono tornati all’attacco e hanno chiesto e ottenuto che sin dal 4 gennaio (un giorno prima rispetto a quanto stabilito dalla vecchia normativa) si possano fare le vendite promozionali che non sono nemmeno legate a capi di fine stagione
La crisi c’è per tutti: non solo per i negozi di abbigliamento (che non hanno risentito come i colleghi dei pubblici esercizi e del turismo delle conseguenze totali e devastanti delle misure per la prevenzione del Covid), ma anche per diverse categorie produttive e per tutti quelli che il lavoro lo hanno perso, non lo hanno trovato o sono in cassa integrazione. Ai cittadini-consumatori chi pensa? Perché sono sempre di meno le famiglie genovesi e liguri che possono lasciarsi andare a spese pazze e molte aspettano gli sconti per comperare il cappottino nuovo al bambino, perché quello dell’anno scorso non gli sta più.
Le associazioni di categoria dei commercianti, Confcommercio e Confesercenti, riescono ancora una volta a fare lobby come mai prima era successo e a far girare l’intera città sulle loro esigenze specifiche. E pace se almeno non cambiassero idea ogni 15 giorni.
Così stamattina la giunta regionale ha dovuto eliminare (con una modifica alla propria delibera del giugno scorso, elaborata proprio a causa del pressing delle categorie, il divieto delle vendite promozionali che era stato imposto dal 1º gennaio 2021 al 28 gennaio 2021. Restano ferme le date dei saldi invernali che inizieranno venerdì 29 gennaio 2021, con conseguente termine il giorno lunedì 15 marzo 2021. In pratica avremo 71 giorni di sconti filati. Cosa cambia rispetto alla vecchia data dei saldi, che sarebbe scattata il 5 gennaio, primo giorno feriale prima dell’Epifania? Poco o nulla. Solo che con le vendite promozionali i capi messi in vendita non devono essere necessariamente di fine stagione come avviene per i saldi. Di fatto, le vendite scontate possono partire lunedì 4 gennaio, con un giorno di anticipo rispetto a quanto era stato originariamente previsto.
Cosa è successo? Che gli “allergici” ai saldi, a capo delle categorie, sono stati travolti da una valanga di critiche da parte della categoria stessa e hanno pensato, così, a una strategia che salvasse capra e cavoli: prima ottenere che fosse data pubblica notizia che i saldi sarebbero cominciati solo a fine gennaio (per indurre i consumatori a comprare a prezzo pieno a dicembre), poi ottenere dalla politica (si dice, di malavoglia questa volta) il via libera alle vendite promozionali il 4 gennaio per rimediare coi tanti colleghi che li avevano criticati. Enrico Malvasi, genovese, vice presidente nazionale di Fismo Confesercenti, spiega che sia nel primo caso sia nel secondo è stato fatto un sondaggio tra gli associati ed è stato chiesto alla Regione quanto desiderato da chi ha “votato”.
In queste manovre, a rimanere schiacciati sono stati i cittadini-consumatori. Poi, hanno più senso i saldi come noi li conosciamo nell’era di Amazon?
Gli assessorati al Commercio sono in mano sia in Comune sia in Regione alla Lega. Che, a fronte di un comportamento degli amministratori passati decisamente poco “friendly” nei confronti della categoria dei commercianti (tra le due posizioni c’è un ampio ventaglio di possibilità ragionevoli), è passata all’estremo opposto, cioè a far girare le esigenze della città su quelle dei commercianti. La gratuità dei posteggi in centro nei fine settimana (poco utile anche ai commercianti stessi perché i posti nelle strisce blu sono meno di 200 e chi arriva prima ci si piazza per tutto il giorno, senza garantire il ricambio dei clienti) ha causato ripetuti ingorghi, con auto in fila per entrare nei posteggi privati visto che in quelli pubblici e gratuiti non c’era più posto. Tant’è, il magico richiamo della parola “gratis” e la chiusura dei centri commerciali non alimentari in festivi e prefestivi ha attirato in centro migliaia di persone (non necessariamente a fare acquisti visto che i negozianti parlano di un Natale non ricchissimo), con seri rischi per il reale mantenimento delle misure di prevenzione Covid nonostante l’incessante lavoro della Polizia locale, degli uomini della Protezione civile e di quelli dell’Associazione Carabinieri. Il Comune, preso di mira da critiche social e mail di protesta, ha capito dopo la prima esperienza che l’idea non era esattamente fulgida e ha pensato a imporre il disco orario per liberare gli stalli “a tempo”, ma non è stato possibile perché sarebbe stato necessario rifare tutta la segnaletica verticale per pochi finesettimana.
C’è poi il capitolo ambulanti, di cui Tursi si affanna, a rigor di cronaca, a soddisfare ogni richiesta. Una volta capito che, no, i mercatini di Natale non si sarebbero proprio potuti realizzati (anche se l’assessorato fino all’ultimo ha tentato di organizzarli) per le norme di prevenzione del contagio decise in piena seconda ondata della pandemia in crescita, ha deciso di disseminare la città di banchi “singoli”. In realtà, alcuni sono stati piazzati non proprio vicini, ma non troppo distanti, come quelli sistemati in gruppo – ma distanziati di qualche metro – in piazza della Vittoria nella zona dei “vulcani”. In una giornata è stato permesso sotto i portici della piazza stessa di far svolgere il mercatino degli hobbisti che, come vuole la parola stessa, non traggono il loro sostentamento dall’attività commerciale, ragione spesso accampata per far digerire alla città le misure un po “tirate” a favore dei commercianti. Così, quel giorno, si è venuto a creare un vero e proprio polo mercatal-natalizio nella piazza, con almeno una ventina di banchi, cosa che lo spirito della normativa nazionale aveva escluso categoricamente.
Non tutte le ciambelle (del consenso) riescono col buco, però. Spesso si tende ad accontentare chi grida di più, ma è poi la maggioranza silenziosa che vota. Un caso per tutti? Uno dei banchetti natalizi è stato piazzato proprio davanti a un negozio che vende le stesse merceologie (anche se di maggiore qualità e prezzo) e che ha tirato la cinghia tutto l’anno sperando nello shopping di Natale per poi passare il periodo natalizio a guardare la fila davanti al banchetto concorrente.
In soldoni, il consenso personale dei soddisfatti per gli assessori di riferimento rischia di diventare un boomerang per il partito e per le amministrazioni. Perché nel frattempo si progettano e aprono centri commerciali a raffica. E, soprattutto, Amazon sta squadernando le regole del commercio e si sta mangiando anche le grandi catene.


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